HANNO ADERITO IN 1780

1474 monica malventano, 208 emanuela soncini, 493 Marco Cioni, 819 Marco Massignan, 206 gabriele cecchini, 1303 anna maria palanga, 1655 Filippo Bonacchi, 1084 roberta rossi, 461 GIUSEPPE DE RIU, 122 Tiziana Neirotti, 336 Raffaella Zabeo, 879 Matteo Carmine Scarpone, 474 carla ghisani, 974 antonio carannante, 575 Anna Rita Jodice, 547 Giovanna Spampinato, 876 Riccardo Rosignoli, 36 fabio trevisan, 1608 Alessandra Palombini, 710 Elena Papia, 1234 Simona Sadotti, 1308 paola tozzi, 863 Chiara Zerbinati, 1681 Cristina D'Acunto, 1612 Dario Furlanetto, 754 Giovanni Lenzi, 999 Fabio Ragazzo, 553 Emanuele Bianconi, 1602 katiuscia giacchini, 1188 Tarcusio Meneghello, 690 Daniele Virgili, 1224 salvo max, 1640 Fernando Casas, 1114 Massimiliano Tellini, 1152 Paola Munari, 358 maria teresa zanette, 1006 Fabrizio Poggi, 1747 grazia maremonti, 1564 Andrea Vanni, 738 maria raffaella murino, 698 donato angerame, 906 angela giusti, 1278 logrippo donato, 34 Salvatore Sciacco, 1587 Felice Marotta, 1163 Tarcisio Dal Bo, 1267 giulia olimpia rispoli ruggieri, 596 Giulio Giorgetti, 892 Vincenzo Bruno, 399 gianfranco raimondo
1474 monica malventano, 208 emanuela soncini, 493 Marco Cioni, 819 Marco Massignan, 206 gabriele cecchini, 1303 anna maria palanga, 1655 Filippo Bonacchi, 1084 roberta rossi, 461 GIUSEPPE DE RIU, 122 Tiziana Neirotti, 336 Raffaella Zabeo, 879 Matteo Carmine Scarpone, 474 carla ghisani, 974 antonio carannante, 575 Anna Rita Jodice, 547 Giovanna Spampinato, 876 Riccardo Rosignoli, 36 fabio trevisan, 1608 Alessandra Palombini, 710 Elena Papia, 1234 Simona Sadotti, 1308 paola tozzi, 863 Chiara Zerbinati, 1681 Cristina D'Acunto, 1612 Dario Furlanetto, 754 Giovanni Lenzi, 999 Fabio Ragazzo, 553 Emanuele Bianconi, 1602 katiuscia giacchini, 1188 Tarcusio Meneghello, 690 Daniele Virgili, 1224 salvo max, 1640 Fernando Casas, 1114 Massimiliano Tellini, 1152 Paola Munari, 358 maria teresa zanette, 1006 Fabrizio Poggi, 1747 grazia maremonti, 1564 Andrea Vanni, 738 maria raffaella murino, 698 donato angerame, 906 angela giusti, 1278 logrippo donato, 34 Salvatore Sciacco, 1587 Felice Marotta, 1163 Tarcisio Dal Bo, 1267 giulia olimpia rispoli ruggieri, 596 Giulio Giorgetti, 892 Vincenzo Bruno, 399 gianfranco raimondo

Elenco completo dei firmatari
 

ADERISCI










INVIA ADESIONE

I firmatari sono informati, ai sensi dell'art. 13 decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 [Codice in materia di protezione dei dati personali], che possono esercitare i diritti di cui all'art. 7 del codice della privacy scrivendo al responsabile del trattamento dati personali Michele Boato, presso l'Ecoistituto del Veneto Alex langer, Viale Venezia 7, 30171 Mestre (VE).
I dati personali verranno trattati per le sole finalità della presente petizione.

PER NON INCENERIRE ANCHE IL NOSTRO FUTURO

CAMBIAMO ARIA

PETIZIONE NAZIONALE PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI


  1. Direttive Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti. Incenerimento non è riuso né riciclo
    Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all'origine (vuoto a rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori.
    Una furbesca interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l'energia che si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26 volte l'energia prodotta col loro incenerimento
  2. Inceneritori di RSU non sono centrali termoelettriche
    Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica, che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere analizzato, e in parte ridotto.
  3. La separazione meccanica non funziona
    La grossolana separazione di una frazione "umida" (ed eventualmente del vetro) dal resto, destinato all'incenerimento, con eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti), sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse.
  4. Se si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C'è bisogno di riciclare la carta invece di importarla
    Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta, plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C'è un'enorme bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni "consumati" in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.
  5. Inceneritori e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra
    La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili, riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l'uso, che possono essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l'aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.
  6. Dai camini degli inceneritori esce la peste del 2000
    Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e plastiche (anche clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento.
    Dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento.
    La normativa è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente” immettere nell'ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti: ad esempio, un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono l'equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti.
    Le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Per questi motivi chiediamo la messa al bando degli inceneritori.
  7. Le ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più pericolose e più costose
    Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori comporta quindi costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali su acque superficiali e sotterranee.
  8. La “convenienza economica” dell'incenerimento è una truffa pagata con le nostre tasse
    Incenerire i RSU costa molto più che raccoglierli separatamente e riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata.
    La "convenienza" economica sta tutta nella truffa del finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l'energia elettrica prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo prezzo di mercato. E' un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette.
  9. Verso “Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”
    In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l'80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro, metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi.
    Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono, creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all'incenerimento è di 1000 posti a 1. Questa è “economia verde”.
  10. Verso “Rifiuti Zero”: paghi meno chi fa meno rifiuti
    I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità di rifiuto non riciclabile conferito.
    Ulteriori sconti possono riguardare chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.

Gruppo Promotore